Santo Paternostro, la fuga

Passarono un bel po’ di anni, dopo quella sera d’inverno della non-nevicata elegante a Tremestieri, senza che di Santo Paternostro si leggesse traccia, nemmeno a spiare nelle ore più improbe gli incontri più riservati d’a Signura

Santo Paternostro, la vendetta

Fermo Arcidiacono fu trovato con le sopracciglia inarcate verso il cielo e gli occhi spalancati, che dovevano aver fissato la morte, colpendola ai nervi. Perché, dopo averlo colto nell’ultima, crassa risata sull’ecclesiastica uscita di scena di Santo Paternostro, la morte dovette rimanere irritata dal fatto che Fermo continuasse a ridere, nonostante se lo stesse portando.

Santo Paternostro

Santo parlava bene, in pubblico argomentava senza sbavature, scriveva articoli approfonditi e interessanti sul periodico locale. Era piccolo di statura, lo sguardo vispo, pochi capelli: quasi uno gnomo moderno. Attento e sensibile ai fatti e alle persone, un giorno di primavera, in un pomeriggio di grande, inusuale, caldo, Santo produsse qualcosa di inedito…

Quella salita di sterco

Era un pomeriggio lentissimo di metà aprile di tanto tempo fa, quando a Delfo si ruppe il filo di pazienza che lo teneva ancora fermo a pancia in giù sulla terra, a tirare…

Come fosse il cielo

Le strade di questo mondo finivano. Erano molti i punti di stacco tra l’asfalto e la terra del bosco, o la sciara subito – qualcosa che spalancava un pensiero di libertà e di scelta. Irresistibile per ogni ragazzo, soprattutto se…

Facebook è nato qui?

Sai che ti dico? Che Facebook, qui sull’Etna, l’avevamo prima che arrivasse nelle città. E ti dico di più: nei paesini, Facebook viene ancora oggi vissuto fisicamente…

Dalla lapa ai massimi sistemi

La prima volta che lo incontrai, avevo sei anni e mezzo, e m’impressionò. Aveva finito di compiere una manovra perfetta in retromarcia con la sua Ape C, dopo aver preso la rincorsa per la salita di casa…

L’armonia dello stecchino

In queste sere d’inverno, a volte il mio pensiero va a cercare i contorni e i suoni di una figura d’uomo – chiamiamolo Alfio – , che ho conosciuto per trent’anni. Alfio aveva una di quelle voci che oggi non si trovano più. Non c’era uno stacco tra il silenzio e le sue parole, e quando finiva di parlare, era come se…

Corre il coniglio (seconda parte)

Lui si fermò, capì che non lo stavo seguendo. Si tolse il fucile dalla spalla e si voltò. Il tono era diverso, non minacciava più ma era ancora molto arrabbiato.
«Io aspetto una settimana per andare a caccia, per sparare ai conigli. Secondo te, che stavamo a fare lì, accovacciati in silenzio? Cosa aspettavamo? Su, cosa aspettavamo?!».
Stavo zitto.

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