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Zappinazzu

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Lo “Zappinazzu” è il più vecchio pino laricio dell’Etna; ha circa trecento anni e si trova all’interno nella Pineta Ragabo di Linguaglossa

Il nonnino dei pini dell’Etna, albero mitologico che illuminò la notte di Cerere alla ricerca di Proserpina per le impervie contrade del vulcano, alberga nel suo versante nord a qualche decina di metri dalla Strada Mareneve, l’arteria viaria che collega Linguaglossa con Piano Provenzana. Il nome “Zappinazzu” deriva dalla storpiatura del termine dialettale “zappino”, che in siciliano indica il pino. Per raggiungerlo bisogna percorrere, da Linguaglossa, la Mareneve per circa 11 chilometri, sino a notare, sulla sinistra, un cartello di legno che lo segnala – è poco prima dello Chalet delle Ginestre e a 2,4 chilometri dal Brunek –.
Immerso nel bosco è, attualmente, non solo il più antico, ma anche il più grande pino presente nel territorio del Parco del’Etna. Il pino laricio è una sottospecie di Pinus nigra, che raggiunge, in genere, i 35 metri di altezza e si trova sull’Etna, in Calabria e in Corsica.

La strada sterrata, carrabile, si percorre per circa cinquanta metri, sino a notare, sulla destra, il vegliardo che non passa di certo inosservato, con la sua mole, il suo tronco e la sua ampia chioma. Solo un grandangolo consente di fotografarne la maestosità per intero. Alla sua base un cartello ne ricorda i numeri: l’età stimata di circa trecento anni, l’altezza superiore ai trenta metri, il tronco con una circonferenza di circa sei metri. Alla sua base alcune incisioni lasciano sgorgare la resina che, illuminata dai raggi del sole, brilla di mille tonalità simili alle ambre incastonate nell’oro. E dagli alberi della Pineta di Linguaglossa provenivano il legname e le resine utilizzati per secoli per usi civili e nella costruzione delle imbarcazioni, che avveniva a Riposto. La resina, estratta già dai greci e poi dagli altri colonizzatori che li seguirono, veniva impiegata per produrre la pece necessaria alla impermeabilizzazione delle fiancate delle navi.
Non raro, passeggiando per la Pineta Ragabo, scorgere sui tronchi dei pini le incisioni a lisca di pesce che ricordano l’estrazione della resina.

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(Ultimo aggiornamento ottobre 2015)

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