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La rivoluzione ci vuole

Sabato 13 aprile a Nicolosi, ha avuto luogo il convegno “Parco dell’Etna, strategie per il futuro”, organizzato dal gruppo parlamentare Movimento cinque stelle dell’ARS, a firma dell’on. Gianina Ciancio. 

Erano presenti Sergio Mangiameli e Marisa Mazzaglia, che, subito dopo, si sono scambiati le loro opinioni. Così.    


Sergio: “Frittole. Siamo stati a Frittole? Avremmo dovuto lasciare 1 fiorino…”

Marisa: ”Bè, mi pare che come proposta, quella di riperimetrare il Parco dell’Etna, sia da Medio Evo…”

S: “Inascoltabile, a una conferenza organizzata e presentata dal Movimento 5 Stelle, che si pone come Il Nuovo, un pensiero del genere: tagliare 25mila ettari di natura protetta, per costruire alberghi a 5 stelle per rilanciare il turismo, perché è stato detto esattamente questo. Quota 1.100 sarebbe il limite del Parco spostato in alto, in questo disegno di legge del 2018 a firma Fratelli d’Italia e Diventerà Bellissima, che sembra invece risalente al Pleistocene e firmato dall’Homo di Neanderthal per la sua caccia e cacca libere…”

M: “E invece, Sergio, a firmarlo sono due deputati etnei, ma proprio di quelli nati e vissuti ai confini del Parco, che esprimono anche un candidato alla poltrona di presidente. Allora mi chiedo: E’ davvero questo che si vuole? E’ davvero quello che vuole questo governo regionale che sta lasciando senza risorse e senza guida ormai da più di un anno Parchi e riserve della Sicilia? Consegnare in mano agli speculatori 20.000 ettari di terrazzamenti, vigneti, frutteti, boschi e sciare ma anche aree incolte a volte sfregiate dall’uomo, che le trasformerebbe e non certo in meglio? E però non sembra che chi ha organizzato questo convegno sia del tutto d’accordo, magari non convintamente, ma dicono di non capirne il senso”.

S: “Non se ne capisce il senso? Il senso è ben chiaro e occorre essere altrettanto chiari noi. E mi rivolgo subito all’istituzione del sapere: l’Università, direttamente al Dipartimento di scienze biologiche, geologiche e ambientali; poi al CAI, al WWF, a Legambiente, alla Lipu, e alle altre associazioni del territorio: prendiamo una posizione ferma, facciamo capire da che parte sta la protezione dell’ambiente, che non è orizzonte lontano, ma nostro urgente palcoscenico di vita umana. Scusa Marisa, ma la politica di oggi non dovrebbe seguire i moti di pancia della gente che urla e rutta. Dovrebbe essere l’esatto contrario: dovrebbe avere uomini e donne ispirati dai valori fondamentali, che con capacità e coraggio sappiano orientare la gente verso un percorso davvero nuovo. Oggi non sto sentendo parlare nessun politico di fondamentale tutela della biodiversità, come conditio sine qua non per un futuro umanamente sostenibile. Io ho un impegno con mia figlia: consegnarle questo territorio in una condizione migliore. Dopo la conquista del riconoscimento Unesco, pensi che possiamo permettere a un retrogrado gruppo di speculatori di invertire la rotta? Io non ci sto”

M: “Neanch’io ci sto, ma non sono d’accordo che sia ciò che vuole la gente; vedi quanti giovani, in questi tempi bui e incattiviti, esprimono anche coraggiosamente le loro posizioni a difesa del clima, dell’inquinamento dei mari, dell’acqua, della deforestazione. C’è una nuova consapevolezza che le risorse della Terra sono finite e non possiamo sprecarle se vogliamo lasciare alla prossima generazione un pianeta vivibile. E anche qui, sull’Etna è così; ti ricordo che Etna Unesco c’è anche per volontà espressa delle popolazioni locali: non ci sarebbe mai stato il sito patrimonio dell’umanità senza il coinvolgimento e la volontà delle comunità etnee. Per questo, sono convinta che la nostra gente saprà opporsi a questo disegno di legge sconsiderato. Ma c’è dell’altro, Sergio. C’è che non mi va che passi l’idea che il Parco si sia girato i pollici nell’attesa del Piano Territoriale che è stato boicottato a più riprese dalla regione, perché la verità è che i piani non piacciono a nessuno, come le regole, in questa terra indolente: tutti noi le invochiamo ma pochissimi le rispettano. Quando ero presidente del Parco ho trovato un Piano senza Valutazione Ambientale Strategica, ho dovuto prima trovare le risorse per farla (come per il piano di gestione del sito Unesco, che adesso è stato anche aggiornato) e poi consegnarla a Palermo: è dal 2017 che l’Assessorato regionale al Territorio ed ambiente non ha più scuse: eppure ancora niente Piano Territoriale, solo scuse e accuse. Ecco perché, insieme a tante altre ragioni, dico che il Parco dell’Etna, ostaggio della bramosia della politica, deve essere tolto dalle mani dei politici regionali, anzi, ti dico che vorrei proprio che il Parco, da Regionale diventasse Nazionale, così avrebbe anche maggiori risorse e soprattutto starebbe più lontano dalle logiche di una politica sempre più  piccola e autoreferenziale, che non ha saputo varare neanche delle riforme organizzative a costo zero per il territorio, come quella di fare un distaccamento unico per tutta l’Etna, in cui far confluire uomini e mezzi dei 7 piccoli distaccamenti locali, sempre più poveri di personale e di risorse,  per una vigilanza più organizzata; che desse dignità e sicurezza agli operai forestali, ricominciando a fare progetti di cura e manutenzione delle aree boscate nei Parchi. Sai che negli ultimi anni i forestali hanno quasi smesso di fare attività di manutenzione dei boschi all’interno del Parco dell’Etna? Mi spieghi perché? e poi Sergio, diciamoci la verità, sull’Etna c’è un sistema che ha consentito a pochissimi di arricchirsi con il turismo, lasciando le briciole alle popolazioni, e questo, come confermano anche le indagini della magistratura (Inchiesta Aetna) disegnano un quadro spaventoso di connivenza di politici, Comuni, Forze dell’ordine ed Enti vari. Eppure un modo per risolvere definitivamente  la vicenda ci sarebbe: per le aree sommitali, c’è una unica strada per dare un po’ di lavoro e benessere alle comunità locali: l’esproprio dei terreni privati per far finire il monopolio della funivia con i suoi costi esorbitanti. Ma ce li vedi gli amministratori locali eletti con l’appoggio dei potenti della Montagna fare gli espropri necessari e bandi di gara europei per garantire la libera concorrenza?”.

S: ”Ti dico quello che vorrei io, Marisa. Uno, che si intervenisse all’ARS con una piccola, ma antipatica modifica sulla legge del volontariato (la sola regione d’Italia, la nostra, in cui l’unica forma di volontariato accettato dalle istituzioni è quello associativo, di modo che le associazioni proliferano come la muffa e diventano così numerosissimi serbatoi di voti elettorali): che qui in Sicilia fosse riconosciuta la forma del volontariato singolo, per aprire le porte alla possibilità – come avviene da decenni molto bene in altre regioni d’Italia – all’istituzione delle Guardie Ecologiche Volontarie, a costi minimi, che possano collaborare con il Corpo Forestale. Due, che si potesse andare liberamente alle quote sommitali – ci sono gli studenti in geologia della facoltà di Catania, che non hanno mai visto il fronte di una colata, o un’eruzione dal vivo a distanza ravvicinata: questi saranno i geologi di domani? –, come si può sulla cima del Bianco, dietro un’informazione costante in tempo reale sull’attività dell’Etna: è un diritto umano camminare sulla vetta di ogni monte, oggi vietato (esiste Etnalibera, un comitato trasversale di cittadini, che porta importanti soggetti costituenti e mille firme di sostenitori). Tre, che si realizzassero aree faunistiche, centri visita, musei naturali, aree attrezzate, rifugi aperti e gestiti: il turismo in crescita oggi è soprattutto questo, e guarda come porterebbe lavoro diretto e indiretto. Se si mantenesse la sentieristica e ci fossero in pianta al Parco zoologi e botanici. Ho intervistato Stefano Anile sul nuovo studio condotto sul gatto selvatico e altre specie etnee: sono minacciate adesso, e occorre affrontare con i giusti rimedi questo pericolo, per non compromettere l’integrità naturale di questo territorio, tesoro di tutti…”

M: “Sai cosa occorrerebbe?” 

S: “Lo so bene cosa occorrerebbe. Una rivoluzione. Culturale prima ancora che politica”    

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