Grotta del Gelo, un patrimonio da tutelare

Al Parco dell’Etna incontro con il Centro Speleologico Etneo sullo studio della grotta di scorrimento più famosa dell’Etna. Il divieto di accesso ai mezzi CSE sull’altomontana, mette a rischio il prosieguo del programma. Caffo (Parco): “Regolamento autorizza mezzi privati per due mesi l’anno. CSE continuerà monitoraggio”

di Sergio Mangiameli

Grotta del Gelo (immagine tratta dalla locandina dell'incontro)
Grotta del Gelo (immagine tratta dalla locandina dell’incontro)

E’ stato presentato nella sede del Parco dell’Etna “La Grotta del Gelo, monitoraggio del ghiacciaio più meridionale d’Europa”, il nuovo tentativo di studio sistematico della grotta di scorrimento più famosa dell’Etna, condotto dal Centro Speleologico Etneo in collaborazione con l’INGV di Palermo e con lo stesso Parco, coordinatore dell’incontro il giornalista Gaetano Perricone.
“Tutto è cominciato nel 2013 quando a noi si è rivolto uno studente di geologia, chiedendoci di essere accompagnato alla Grotta del Gelo, perché argomento della sua tesi di laurea”, dice Francesco Leone, presidente del CSE. “Allora abbiamo ripreso i nostri lavori svolti in passato insieme a Salvo Caffo, vulcanologo del Parco dell’Etna, e presentati al congresso mondiale del 1999, e ci siamo detti che il sito meritava una continuazione di studio, che abbiamo provato a fare insieme all’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Palermo”.
L’incontro si è svolto con la relazione di Leone, che ha parlato della Grotta e delle sue caratteristiche morfologiche, mostrando i suoi diversi aspetti durante il corso delle stagioni, anche con l’ausilio di foto storiche con il confronto della variazione della massa di ghiaccio nel tempo (c’è stato modo, successivamente, anche di puntualizzare sulla proprietà di linguaggio scientifico da usare al riguardo. Caffo ha ricordato che “la Grotta del Gelo non è un ghiacciaio, ma un accumulo di neve ghiacciata”).

Gaetano Giudice dell’INGV di Palermo ha illustrato il monitoraggio effettuato, partendo dalla strumentazione utilizzata (igrometri e termometri specifici disposti in diverse punti interni), e divulgando poi la conoscenza scientifica acquisita dallo scambio effettuato con studiosi giapponesi, che hanno effettuato lavori simili su una grotta del Monte Fuji “dove però, l’impiego di risorse finanziarie è stato molto maggiore che nel nostro caso”.
Perché gli speleologi del CSE, va ricordato, sono specialisti volontari. “Abbiamo effettuato 19 uscite per un totale di 900 chilometri-uomo”, ha spiegato Leone, “con zaini pesanti in spalla fino ai 2000 metri di quota. Non abbiamo chiesto rimborsi al Parco, ma almeno l’autorizzazione a poter entrare nella zona protetta con i nostri mezzi, e purtroppo ci è stata negata, e questo è un grosso problema per la continuazione dello studio”.
Caffo l’ha spiegata pubblicamente così: “Fa parte del nostro regolamento, non poter autorizzare i mezzi di associazioni private, ma solo mezzi di istituzioni. Tuttavia, presenterò questa richiesta alla direzione e alla presidenza”.
Giudice, nel quadro di sintesi finale, per il futuro ha auspicato il posizionamento stabile di una piccola stazione meteo esterna, la misurazione del volume di ghiaccio e la risoluzione in 3d della Grotta, e il superamento del grande problema dell’accesso con i mezzi, che aiuterebbe molto il lavoro scientifico dei volontari.
Viene da chiedersi: come mai questi problemi di autorizzazione Peugeot Italia non li ha avuti, diversi mesi fa, quando ha ottenuto il nulla-osta dal Parco per girare un video di un’auto da rally in corsa da Piano Provenzana a Piano Delle Concazze, in zona A Unesco e SIC Sito d’Interesse Comunitario?

Infine, due interventi importanti sono emersi dal folto pubblico di appassionati in sala. Agatino Reitano, speleologo e autore di una pubblicazione sulle grotte dell’Etna, ha rilevato la sproporzionata presenza umana non regolamentata: “Il 2 maggio del 2010, all’imbocco della Grotta del Gelo c’erano almeno 180 escursionisti, che tra l’altro sono entrati in grotta senza il caschetto di protezione”.
“E’ un dato allarmante, non pensavo che il numero in certi giorni fosse così elevato!” – ha prontamente esclamato Leone, visibilmente preoccupato per la salute del delicato ecosistema. Tanto che il moderatore Perricone gli ha rivolto la domanda chiave: “Quale dovrebbe essere la misura da non superare per visitare la grotta, senza arrecare danno all’ambiente?”. “Un numero non superiore a tre persone per volta”, ha risposto il presidente del CSE.
In ultimo, Marco Neri, vulcanologo presso l’INGV di Catania ha chiesto che “le istruzioni per l’uso della Grotta del Gelo, per una corretta fruizione da parte di tutti, possano essere pubblicate nel sito del Parco dell’Etna”.

S.M.

Salvo Caffo: “A norma di regolamento autorizzazione ai mezzi privati per soli due mesi l’anno. CSE continuerà il monitoraggio della Grotta del Gelo”

In riferimento all’articolo, il vulcanologo del Parco dell’Etna Salvo Caffo ha trasmesso a Etnalife la seguente dichiarazione:

“Al fine di concorrere ad una maggiore chiarezza e per evitare valutazioni errate è opportuno precisare, a scanso di equivoci, che, ai sensi delle normative vigenti e dei pareri resi dal Comitato Tecnico Scientifico del Parco, relativamente all’autorizzazione al transito dei veicoli a motore per attività di ricerca scientifica, all’interno delle aree di riserva integrale e generale del parco, specificatamente per i mezzi privati, questi possono essere autorizzati per un massimo di mesi due all’anno, con l’esclusione dei giorni festivi e delle domeniche. Il Parco dell’Etna e il sottoscritto, sono stati sempre al fianco del Centro Speleologico Etneo, basti solamente ricordare il “IX Simposio Internazionale di Vulcanospeleologia”, la mostra e la stampa del libro “Dentro il Vulcano” e le numerose campagne, autorizzate di prospezione e campi speleologici con successivi report. Spero che, senza dover andare oltre, si possa evincere, come del resto è scritto nel corpo dell’articolo che il Parco, come del resto è stato detto nel corso dell’incontro, attraverso uno specifico accordo di programma da definire con il Centro Speleologico Etneo, continuerà fattivamente a divulgare i risultati raggiunti e a concorrere allo svolgimento del monitoraggio della Grotta del Gelo.”

Salvo Caffo

(Articolo pubblicato il 5 novembre 2015; aggiornamento 6 novembre 2015)

Sergio Mangiameli
Sergio Mangiameli è del ’64, geologo, giornalista pubblicista, interprete naturalistico, vive sull’Etna. Ha pubblicato i racconti “Dall’ulivo alla luna” (Prova d’Autore, 1996) e “Rua di Mezzo sessantasei” (Il Filo, 2008), i romanzi “Aspettando la prima neve” (Rune, 2009), “Dietro a una piuma bianca” (Puntoacapo, 2010), “Sul bordo” (Puntoacapo, 2013), “Come la terra” (Villaggio Maori, 2015, che ha partecipato a MontagnaLibri 2016 del Trento Film Festival), “Quasi inverno” (A&B Editrice, 2018). Ha scritto i testi di “MicroNaturArt – voci dal microcosmo” (Arianna, 2014), esperimento letterario di fotografia scientifica; i racconti di “Ventiquattr’ore – fotografie di finestre e parole intorno” (Puntoacapo, 2016), i cui scatti sono di Lino Cirrincione; e, assieme al vulcanologo Salvo Caffo, “Etna patrimonio dell’umanità, manuale raccontato di vulcanologia e itinerari” (Giuseppe Maimone Editore, 2016), con le illustrazioni di Riccardo La Spina. Ha scritto i testi dei film corti “La corsa mia” e “Idda”, e i monologhi “Questa storia” e “Il gioco infinito”, visibili entrambi su YouTube. Sul portale web Etnalife, scrive racconti etnei per la rubrica letteraria “Storie dell’altro mondo”. “La piuma bianca” è il suo blog sul magazine online SicilyMag. L’esperimento nuovo è “Le colate raccontate” – vulcanologia storica dell’Etna e narrativa surreale insieme, tra esattezza scientifica e finzione letteraria in racconti –, portato in scena col vulcanologo Stefano Branca e il giornalista Gaetano Perricone.
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