Ticket sull’Etna: adattare il modello “Abruzzo”

Bikers sulla Pista Altomontana - © pietronicosia.it
Bikers sulla Pista Altomontana – © pietronicosia.it

Dibattito innescato, ecco la posizione di Etnalife. Adesso attendiamo le opinioni degli addetti ai lavori

Ticket sull’Etna: panacea o ghigliottina? La questione biglietto su parchi e riserve siciliane, introdotto dal decreto di San Silvestro (pubblicato sulla GURS il 31 dicembre 2015) dell’Assessore Regionale Territorio e Ambiente, ha diviso il mondo degli appassionati e dell’associazionismo. Nel corso della recente riunione del Forum delle associazioni del Parco dell’Etna le posizioni sono state diverse, anche se l’impressione che si è colta è stata quella di una non ostilità nei confronti del “biglietto” richiesto dalla Regione. Etnalife, in merito, vuol rendere pubblica la propria posizione da cui far nascere un dibattito che non tralasci alcuna opinione.

Da parte nostra, riteniamo che la giusta soluzione stia in mezzo, una via che lasci l’ambiente alla libera fruizione (proprio sul concetto di “Etnalibera” ci siamo spesi insieme ad altri soggetti fondando l’omonimo comitato per la libera fruizione della vetta) e preveda il pagamento solo per i servizi aggiuntivi. Da appassionati dell’Etna e del suo parco non siamo aprioristicamente contrari ad introdurre forme di “messa a reddito” del territorio, in quanto ciò potrebbe rivelarsi utile alla promozione ed alla tutela e potrebbe innescare un ciclo economico virtuoso. La questione, semmai, è cosa sottoporre ad un biglietto, tenendo ben presente che i costi di esazione non dovranno superare i ricavi.
Come abbiamo già affermato in precedenza, riteniamo che sia improponibile un ticket d’accesso ad un’area naturalistica: noi pensiamo ad uno Stato in cui la natura, i monti e il mare siano fruibili da tutti. È assurdo pensare di dover uscire del denaro per ammirare un panorama, per godere del territorio e delle sue risorse o per passeggiare nei boschi. Ci dicono che negli Stati Uniti, invece, si paga: bene, siamo differenti e dovremmo esserne orgogliosi come lo siamo della nostra dieta mediterranea.

Di contro, riteniamo che i ticket possano essere previsti sui servizi da offrire: parcheggi, centri visite, eventi, noleggi, etc. E per far ciò non si può che guardare ai privati, che riuscirebbero meglio a organizzarli e a gestirli.
Riteniamo che il modello da adattare sia quello del Parco d’Abruzzo Lazio e Molise, dove si paga proprio per i servizi che sono gestiti da cooperative, dunque da privati, e non certo per effettuare un sentiero.
In Val Fondillo i sentieri sono liberi, ma si paga il parcheggio gestito da una cooperativa. Nella Camosciara, oltre al parcheggio, si noleggiano le mountain bike ed i cavalli e si paga per prendere il trenino o la carrozza trainata da cavalli. Ed ancora potrebbero essere sottoposti ad un pagamento i centri visita, le guide, gli eventi e via discorrendo.

Il buonsenso consiglierebbe all’assessore, che ha avuto la creatività di pubblicare un provvedimento col “col calice in mano”, di fermarsi, riflettere e riformulare la proposta se non vuol assestare l’ennesimo colpo a parchi e riserve. In particolare, dovrebbero essere eliminate le imposizioni (come i 4 Euro specificati sul decreto), lasciando agli enti gestori la libertà di elaborare soluzioni fattibili che meglio si adattano alla situazione reale delle aree protette. Vogliamo ricordare che il Comitato Parchi Nazionali sostiene l’assoluta impraticabilità e inutilità del ticket d’ingresso che, alla fine, potrebbe rivelarsi una cura peggiore del male.

Etnalife

(3 febbraio 2016)

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