Sugghiata #35: Due domande e un tarlo

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Nei venti di cambio mi faccio delle domande. Non in estate e nemmeno sotto due metri di neve. Ma adesso sì. La prima è questa: può mai un bosco sentire l’energia dei chistiani che lo attraversano per piacere? Perché se vale il contrario – cioè di certi chistiani che si fanno i chilometri, i viaggi, per arrivare a camminare nel cuore profondo dei boschi più fitti, solo per sentirsi meglio, prendendo energia dagli alberi –, dovrebbe funzionare anche questo. Ma non lo so.

La seconda è quest’altra, che parte dalla distanza: occorre per forza essere vecchi, per traguardare con esattezza il contorno della vita? Alla mira, serve una certa lontananza solo nel tempo, cioè attraversando gli anni, oppure esiste una possibilità uguale, legata allo spazio? Vedo di stringere così: allontanandosi dalla folla formicolante della città, si arriva a inquadrare la vita con lo stesso fuoco di chi è lontano nel tempo, per coglierne il senso? Potrei rispondere di sì, visto che vivo quassù, tra nuvole e pietre, e alcuni orli mi appaiono chiarissimi. Ma di altri non so.

La terza è un tarlo, non una vera domanda. Noi qui stiamo tutti nei pressi del bordo, quello africano e quello euroasiatico. Lo temiamo e lo ammiriamo in egual misura, e viviamo al suo ritmo di rischioso cambiamento. Il limite tra creazione e distruzione attrae milioni di turisti all’anno, e non si contano i chistiani che non sanno fare a meno di questa Montagna, una volta conosciuta, soprattutto quelli che qui non sono nati. E’ il carattere della Terra, che si manifesta sul bordo di sé, in quel limite stretto e pressato, dove avviene una rinascita.

Il mio tarlo è qui: adesso vado a sostituire “dell’Uomo” al posto “della Terra” e la frase di prima diventa personale. Ma vera. Anzi, di più. Siamo figli, tutti, della Terra più di quanto immaginiamo. Abbiamo dentro le stesse leggi che governano le stelle più di quanto non crediamo. Possiamo perfino vedere l’invisibilità di Dio a ritroso, all’inizio del tempo e dello spazio, quattordici miliardi e mezzo di anni fa, e cogliere la sua forma attuale. Ma io sono solo una bestia, una brutta bestia, e queste parole saranno dimenticate, portate via proprio da questo vento di cambio.


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