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ET il diario dell'extraterrestre

La guerra delle castagne

Domenica scorsa ho partecipato anche io alla guerra per le castagne. Sono partito armato di robusti bastoni, scarponi rinforzati, guanti di cuoio, diversi secchi capienti, un caschetto per difendermi dalle cadute accidentali dei ricci. Ho seguito alla lettera i consigli dei miei amici e mi sono divertito un sacco, insieme a migliaia di siciliani che si sono riversati nei boschi dell’Etna.

Benché marziano ho imparato velocemente come si fa la guerra per le castagne. Mi è bastato osservare per qualche minuto gli altri combattenti. Per prima cosa bisogna possedere forza e determinazione, che modestamente a me non manca, Ed anche un po’ di astuzia.
Non bisogna perdere tempo appena si scende dall’automobile, dopo aver osservato con attenzione gli spostamenti dei nemici.

Appena si individua un albero con dei frutti ancora pendenti bisogna mandare in avanscoperta le truppe leggere (bambini soprattutto, meglio ancora se vocianti) ad occupare l’area. Poi si interviene con i mezzi pesanti (bastoni, braccia muscolose) per agitare l’albero “target” fino a quando iniziano a cadere i primi ricci. I manuali bellici che mi hanno mostrato suggeriscono anche di concentrare la forza di due o tre guerrieri sui tronchi più esili in modo da schiantarli al suolo e raccogliere così più agevolmente i frutti.

Nel gruppo di assalto occorre avere anche uomini valenti muniti di lunghe pertiche, che vanno imbracciate con sicurezza e con le quali occorre stimolare la caduta delle preziose castagne appese ai tronchi più robusti.
Nel frattempo le truppe leggere (i bambini) debbono continuare ad aggirarsi intorno emettendo alte grida in modo da dissuadere l’intervento di qualsiasi altro nucleo di guerrieri-raccoglitori.

Insomma debbo proprio complimentarmi con i siciliani per questo esaltante gioco bellico che ho potuto effettuare per una intera giornata. Peccato per quei poveri alberi, che per la verità erano anche piuttosto malconci, ma i miei amici terrestri mi hanno spiegato che il bello deve ancora venire: la prossima settimana andremo all’assalto delle mele…

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Giuseppe Riggio
Giuseppe Riggio racconta l'Etna e la Sicilia da trentacinque anni. Giornalista pubblicista ha collaborato con importanti testate locali e nazionali. Autore di diversi libri dedicati alle bellezze nascoste della nostra regione ha dedicato anni di ricerche alla valorizzazione della memoria del Novecento. Per l'editore Maimone ha diretto per otto anni il trimestrale culturale Etna Territorio ed ha scritto alcune delle sue opere più recenti. Vive pensando positivo, immerso nelle contraddizioni di un'isola meravigliosa, ma – forse – incorreggibile.

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