I miei amici sono tutti albergatori

Tutti lo chiamano boom del turismo in Sicilia. Ho capito che è qualcosa che assomiglia ad una esplosione improvvisa, di quelle che non ti aspetti. Altre parti del Mediterraneo sono poco praticabili ed i visitatori in massa hanno scoperto che la vostra isola è bella e gradevole, oltre che abbastanza sicura. Vengono talmente in tanti che è come se fosse scoppiata una bomba, che invece di paura semina meraviglia. Del resto nel vostro pezzo di pianeta devo ammettere che si mangia bene, si può trovare arte e cultura ed anche magnifiche coste.

Da parte mia ho capito che una buona parte dei miei amici siciliani sono in realtà degli osti. Sia che affittino lussuose ville o piccoli appartamenti arredati con i mobili Ikea si sentono albergatori nell’anima. Magari fanno anche gli avvocati o gli ingegneri, ma la loro passione è l’ospitalità. Mobilitano mogli, badanti, amiche e fidanzate per preparare colazioni e sistemare camere.

I biscotti per il mattino li comprano da Lidl e poi li offrono in raffinate ceramiche di Caltagirone, i panini ai quattro cereali vengono scongelati e ben cotti ogni mattino.

Le lingue parlate a volte non sono molte, ma gli osti riescono a farsi capire agevolmente anche da noi marziani, perché usano la faccia e le mani invece delle parole.

Se arrivano tardi ad un appuntamento (da queste parti devo dire che succede spesso) si giustificano sempre spiegando che è “colpa degli ospiti” e quando debbono correre via da una riunione noiosa li sento sempre dire che “hanno gente al bEb”. Lo chiamano proprio così: il “bEb”. Ho faticato un po’ a capire cosa significasse. In verità ho intuito che intorno a quel “lettoEcolazione” girano tanti soldini.

I miei amici si fidano di me e mi spiegano che per incassare in contanti (e quindi per coprire tutto di nero) bisogna mostrare la faccia sinceramente mortificata e comunicare che il “pos” (quel marchingegno che serve a far pagare con le carte di credito) si è guastato solo da pochi minuti e che “purtroppo” occorre saldare il conto con bigliettoni di carta colorata.

Ma per quanto certe volte possano sembrare stanchi, gli amici che hanno il “bEb” in fondo li vedo soddisfatti. Girano il mondo senza muoversi da casa. Incontrano ospiti paganti di ogni razza e colore e sono ormai convinti che fare quattro chiacchiere, (con la mimica e con le parole) e preparare qualche cappuccino è un modo tutto sommato piacevole per raggranellare qualche centinaio di euro al giorno. Meglio ancora se si riesce a non pagare le odiatissime tasse. Nel “bEb” infatti la ricevuta non è fiscale, ma fatta in casa. Al massimo un blocchetto preso in cartoleria e scritto in bella grafia. 

Nella villa-appartamento-palazzo nobiliare dovrebbe risiedere anche il proprietario, ma qualche volta puoi solo immaginare la faccia che ha: mandano infatti un professionale whatsapp di benvenuto e subito dopo, a seguire, un bip del telefonino annuncia l’arrivo di un codice segreto che serve ad aprire il portone di casa.

E per la colazione? Niente paura: per quella è pronto un coupon da presentare al bar di fronte.

Ho visto che molti paesi dell’Etna offrono 60 o 70 posti in cui andare a dormire. Fatti due conti significa che è difficile trovare una casa che non sia un “bEb”. Hanno persino proposto a me marziano di aprire un’attività ricettiva. Un amico che la sa lunga mi ha spiegato: “Pensaci per tempo perché appena arriveranno in Sicilia anche i turisti dal tuo pianeta tu sarai avvantaggiato, verranno tutti da te per farsi spiegare cos’è la Sicilia…”

Giuseppe Riggio
Giuseppe Riggio racconta l'Etna e la Sicilia da trentacinque anni. Giornalista pubblicista ha collaborato con importanti testate locali e nazionali. Autore di diversi libri dedicati alle bellezze nascoste della nostra regione ha dedicato anni di ricerche alla valorizzazione della memoria del Novecento. Per l'editore Maimone ha diretto per otto anni il trimestrale culturale Etna Territorio ed ha scritto alcune delle sue opere più recenti. Vive pensando positivo, immerso nelle contraddizioni di un'isola meravigliosa, ma – forse – incorreggibile.

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