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Pista Altomontana dal versante Etna-Nord

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Il primo tratto della Pista Altomontana, che inizia a pochi passi dal Rifugio Brunek, attraversa la secolare Pineta Ragabo (o di Linguaglossa), caratterizzata da esemplari che s’innalzano dal suolo per decine di metri. Dopo circa un chilometro e mezzo si raggiunge la Caserma Pitarrone, ristrutturata di recente (per il pernotto bisogna contattare il Comune di Castiglione di Sicilia), alla quale si continua per la pista di sinistra affrontando un tratto in ripida salita. Tratti boscosi si alternano a campi privi di vegetazione di differenti periodi, fra i quali la distesa nera prodotta dall’eruzione del 2002. Dalle aree denudate si può lanciare uno sguardo d’insieme sulla Valle dell’Alcantara, nella quale spicca il cratere eccentrico di Monte Moio che ha eruttato lava al limite della copertura vulcanica dell’Etna, in quel territorio in cui i rilievi di Peloritani e Nebrodi si abbracciano.

L’abitato di Randazzo fra le lave del 1981 e i Nebrodi – © pietronicosia.it

Percorsi 6 chilometri si giunge ad un bivio al quale si prosegue a sinistra; l’altra pista conduce alla Grotta delle Femmine ed alla Grotta delle Palombe. Una nuova biforcazione si materializza alla fine di un tratto in salita: si piega a destra tralasciando l’altra pista, che conduce sino al Rifugio Timparossa, mentre non passano inosservati i cartelli che indicano il percorso a vista per le grotte dei Lamponi e del Gelo. Le lave a corda (pahoehoe) annunciano il Passo dei Dammusi formato da una lunga eruzione avvenuta nel ‘600. Il cammino prosegue in discesa: dopo circa 9 chilometri dall’inizio si raggiunge Monte Santa Maria e l’omonimo rifugio. Si scende di livello sino al Rifugio Saletti (km. 13,6), punto più basso dell’itinerario (1.350 metri s.l.m.), dotato d’acqua potabile. Si tralascia la pista di destra e ben presto si risalgono le lave del 1981 che minacciarono da vicino l’abitato di Randazzo, il cui profilo si ammira  con i Nebrodi sullo sfondo.

Superato il teatro eruttivo si raggiunge una faggeta secolare, all’inizio della quale si trovano i rifugi di Monte Spagnolo, solo uno aperto agli escursionisti. Si nota anche la storica casermetta, in attesa di restauro. Oltre la pineta che colonizza Monte Spagnolo inizia una lunga e costante salita, fra campi lavici di vari periodi e tratti boschivi. Percorsi 19,5 chilometri si arriva al Rifugio di Monte Nave, a qualche centinaio di metri dalla pista, nel fitto del Bosco di Maletto. Gli spazi privi di vegetazione consentono di osservare l’abitato del piccolo comune etneo e, verso monte, il cratere subterminale di Nord-Est e Punta Lucia.

La Grotta di Monte Nunziata – © pietronicosia.it

Superato il bivio per il Rifugio di Monte Maletto (a meno di un chilometro dalla pista) costituito da due locali adiacenti e dotato di cisterna, ed il bivio per Maletto e le Case Pappalardo, si tocca il confortevole Rifugio di Monte Scavo (km. 25), dotato di cisterna, ai piedi dell’omonimo cratere. La salita prosegue passando per Monte Nunziata, che mostra alla sua base l’omonima grotta di scorrimento lavico (fare molta attenzione per il primo tratto in forte pendenza, che sbocca in un pozzo profondo). Dalla cima del cratere spento si distingue Bronte; verso monte spiccano le Bocche di fuoco del 1848 e Punta Lucia. Un “pagghiaru”, capanna dall’intelaiatura in legno ricoperte da sterpi e fango, presente sul bordo della pista, ricorda l’abilità degli uomini dell’Etna, in genere pastori e boscaioli, nell’approntare un ricovero nel quale difendersi dalle intemperie o dimorare nel periodo della transumanza, utilizzando quel poco che la natura offre sul posto. Nella vegetazione non passa inosservata la betulla dell’Etna, dalla corteccia bianca, che, tuttavia, colonizza maggiormente il versante opposto (est). A valle si notano i monti Lepre ed Egitto, a sinistra i monti Capre e Rosso.

Il Rifugio della Galvarina – © pietronicosia.it

Prima di concludere la lunga ascesa verso la vetta di Monte Palestra, quasi duemila metri di altitudine, punto più alto dell’itinerario, si rifiata nel Rifugio di Poggio la Caccia, o Monte Palestra, (km 28,6), dotato di cisterna. Sino alla conclusione, il cammino avviene in discesa. In breve si giunge al Rifugio della Galvarina (km. 30,3), dotato di cisterna. Si attraversa l’Altipiano della Galvarina osservando verso valle i comuni del versante occidentale: Biancavilla e Adrano (a destra), le bocche spente di Monte Fontanelle e i monti Albano, Forno e Intraleo.

La continuità del bosco è interrotta dalle colate di diversi periodi, colonizzate in maniera differente dalle varie comunità vegetali. Le specie sono quelle del piano montano mediterraneo che, in quest’area, è dominato dal pino laricio. Nelle aree denudate spiccano la ginestra, il tanaceto, il romice, la poa e la festuca. Gli ultimi due chilometri dell’itinerario si attraversano sull’asfalto. Superata l’edicola di San Giovanni Gualberto, patrono del Corpo Forestale, a monte del quale svetta il rifugio di pertinenza forestale di Monte Denza, si raggiunge il Giardino Botanico Nuova Gussonea, luogo di studio in cui sono riunite le diverse specie vegetali etnee. Il cammino avviene all’ombra della Pineta di Serra la Nave. Guardando la vetta dell’Etna si notano i crateri sommitali, la Schiena dell’Asino, la Montagnola, Monte Escrivà formatosi nell’eruzione del 2001 Il cancello del Demanio Forestale Filiciusa Milia segna la conclusione dell’itinerario.

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Scheda itinerario


Legenda simboli itinerari

escursionisti bici cavallo sci
montegna_giallo_2
dislivellom. 1.350-1.950 s.l.m.
lunghezza36 km
tempo2 o più giorni
giaccain aggiunta agli indumenti consigliati in Escursionismo sull’Etna, portare maglioni supplementari di pile e, in caso non si svolgesse d’estate, giacca a vento; indispensabile un ricambio; si consigliano materiali traspiranti e di facile asciugatura
attrezzaturasacco a pelo; torcia; kit primo soccorso; viveri sufficienti; 2 litri d’acqua per giorno; asciugamano e occorrente per l’igiene personale; fiammiferi per il camino nei rifugi; coltello multifunzioni; binocolo
 
inizioInizio: Strada Mareneve km 13, nei pressi del Rifugio Brunek, che si raggiunge da Linguaglossa o da Fornazzo-Milo
arrivoArrivo: cancello Demanio Forestale Filiciusa Milia
 
block noteL’itinerario non è ad anello; bisogna programmare sia l’arrivo al Demanio Filiciusa-Milia sia il rientro dal Brunek con auto private, o mediante l’ausilio di mezzi pubblici
Rifugi aperti: Caserma Pitarrone (km. 1,6); Monte Santa Maria (km. 9,1); Saletti (km. 13,6); Monte Spagnolo (km. 16,500); Monte Nave (km. 19,5); Monte Maletto (km. 22,2 fino al bivio, poi un chilometro fino al rifugio); Monte Scavo (km. 25);  Poggio La Caccia – o Monte Palestra – (km. 28,6); Galvarina (km. 30,3);
Territori attraversati: Linguaglossa, Castiglione di Sicilia, Randazzo, Maletto, Adrano, Biancavilla, Ragalna
Particolarità: Passo dei Dammusi; Grotta di Monte Nunziata; Giardino Botanico Nuova Gussonea

  

(Ultimo aggiornamento settembre 2014)

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