Demanio Forestale Filiciusa Milìa, ore 19.10. Stiamo andando a Case Carpinteri per vedere la colata in discesa dal fianco sud-ovest dell’Etna. Subito a sinistra, dietro il pilastro del cancello d’ingresso, c’è un bidone pieno di spazzatura, che lo circonda pure con numerosi sacchetti posati per terra.
Camminiamo oltre la piccola casa in curva, ci affacciamo sulle sciare prima del bosco di Monte Denza, mentre ci sorvola un drone, pilotato da un giovane poco distante. Arriviamo a Case Carpinteri nel brusio fastidioso di un altro drone sopra di noi. Ci sono quattro ragazzi che intendono passare la nottata nel bivacco, e ci fanno notare che la legnaia è vuota, dunque cercano di provvedere con la raccolta in tempo reale.
Allora, punto primo: spazzatura. Quindici anni fa siamo riusciti a far rimuovere i cassonetti dall’ingresso, abbiamo installato il cartello che spiegava di portarsi a casa i rifiuti e di conferirli correttamente, e i fruitori in questo lasso di tempo si sono abituati alla munnizza portata con sé, a casa.
Adesso, senza nessuna ratio, si decide di tornare all’anno zero col bidone di raccolta, non raccolto subito, lasciato pericolosamente a disposizione della fauna selvatica. Torniamo a ripetere, come ai bambini, che le volpi non devono mangiare cibo nostro e non bisogna dar loro da mangiare, per due ragioni: non digeriscono tutto il nostro cibo, nemmeno tutti i nostri rifiuti, alcuni sono molto tossici; si disabituano a cacciare, con ripercussioni anche sulla salute delle prede.
Punto secondo: droni. Il Parco dà l’autorizzazione alla richiesta preventiva su determinato territorio in determinati giorni e orari. Quasi nessuno lo fa, perché non c’è alcun controllo.
Il sorvolo dei droni provoca alterazioni comportamentali dei rapaci notturni, che sono qui sull’Etna superpredatori; avvertono i droni come competitori, possono attaccarli e ferirsi, come può avvenire per le poiane di giorno, ma più spesso invece possono fuggire spaventati abbandonando i nidi (allocchi, barbagianni, assioli).
Vengo dal Parco Nazionale d’Abruzzo-Lazio-Molise, dove c’è una campagna di comunicazione da far invidia ai parchi nordamericani, sul corretto comportamento da tenere in rapporto alla fauna selvatica, con indicazioni semplici e precise, su tabellature e nei social. E dove ci sono pure i controlli.
Non faccio la domanda stupida se sia possibile, invece, che qui tutto questo non avvenga. Dico che è uno schifo inammissibile nel 2025, che le istituzioni sono in parte complici di tutto questo e che è una grande vergogna per tutti, compresi quelli che si sono impegnati perché l’Etna diventasse Parco Naturale e, dopo, Patrimonio dell’Umanità.
Prendiamo atto che nei giorni scorsi, nei luoghi in questione, è stata totalmente rimossa la spazzatura e portato via il bidone. La legnaia è stata rimpinguata di legna da ardere.
Sergio e Anna Mangiameli
