Le imponenti strutture abbandonate delle miniere di zolfo siciliane tornano a parlare attraverso la fotografia. Carusi, la mostra fotografica di Rosa Salvia sarà inaugurata il 23 gennaio 2026 alle ore 20.30 e resterà visitabile fino al 13 marzo 2026
A documentare la secolare attività estrattiva della produzione dello zolfo in Sicilia, oggi rimangono le imponenti strutture esterne delle miniere Gessolungo-Tumminelli, Trabonella e Trabia-Tallarita, in provincia di Caltanissetta. Silenti e grandiosi, affascinanti ma capaci anche di turbare profondamente, questi fantasmi inesorabilmente aggrediti dalle ingiurie del tempo sono testimoni di un mondo ormai scomparso per sempre e restituiscono pienamente l’immagine di un lavoro infernale.
Risuonano ancora le voci dei diciannove carusi che nel 1881 persero la vita nello scoppio di grisù innescato da una lampada a olio, che scatenò l’inferno nella solfatara di Gessolungo. Nove di loro sono rimasti anonimi, diventando simbolo di un sistema disumano che sfruttava anche i bambini, venduti dai propri genitori ai padroni delle miniere in cambio di un prestito di sopravvivenza, noto come soccorso morto. Bambini che non riuscivano più a vedere la luce del giorno, costretti a camminare in ginocchio, privati dell’infanzia, degli affetti e, infine, della memoria.
Ed è proprio in questa mancanza, in questo vuoto che resta come un’eco tra i ruderi, che si apre uno spiraglio di esplorazione intima, che la macchina fotografica a foro stenopeico è in grado di cogliere con una sensibilità tutta particolare.
La fotografia stenopeica, con i suoi tempi lunghi di esposizione e la totale assenza di lenti, non cattura soltanto l’immagine esteriore di un luogo, ma rivela lentamente ciò che si nasconde sotto la superficie visibile. In questo processo meditativo e silenzioso, l’occhio si svuota di fretta e l’anima si sintonizza con il respiro del tempo. Il foro stenopeico, minuscolo e privo di artifici, agisce come un occhio primordiale che filtra non solo la luce, ma anche la memoria, la ferita, il silenzio.



Nell’attesa dello scatto si entra in una sorta di ascolto interiore. Il paesaggio esterno si mescola con un paesaggio interno fatto di empatia, malinconia, senso di giustizia negata. L’atto fotografico si trasforma così in un rito di rievocazione, un ponte tra ciò che fu e ciò che ancora pulsa nell’invisibile.
Ogni immagine stenopeica realizzata in questi luoghi sembra emergere dal buio come un ricordo che riaffiora. I contorni sfumati, le deformazioni oniriche, l’assenza di nitidezza restituiscono una visione più vera della realtà: una realtà che non è fatta di dettagli, ma di emozioni sedimentate, di atmosfere sospese, di dolore e dignità.
Attraverso questo strumento essenziale si coglie il paesaggio interiore che quei luoghi evocano: non soltanto il dramma sociale e umano di un’epoca, ma anche il senso profondo della perdita, della memoria collettiva e della resilienza umana. Un gesto di restituzione, una forma di ascolto verso ciò che non ha più voce, ma ancora chiede di essere ricordato.
Rosa Salvia (Catania, 1979), laureata a Palermo nel 2004 in Scienze della Comunicazione, ha sempre avuto una forte passione per le immagini, ma si avvicina alla fotografia solo da alcuni anni. Inizialmente predilige la fotografia di paesaggio; successivamente, dopo aver preso parte a workshop condotti da Carmelo Bongiorno, Letizia Battaglia e Antonio Manta, il suo approccio subisce un profondo mutamento. Attualmente è in una fase di sperimentazione, alla ricerca di un percorso più intimo che le consenta di esprimere sé stessa utilizzando la fotografia come mezzo di esplorazione del proprio mondo emozionale.
Con le sue fotografie ha collaborato alla realizzazione dei libri Simeto il luogo che non c’è (2019), Sicilia, l’isola plurale (2022) e Mito e sicilitudine (2023). Nel corso degli anni ha partecipato a numerose mostre collettive, tra cui:
- Simeto il luogo che non c’è – 2019, Galleria FIAF “Le Gru”, Valverde (CT)
- Visioni Etnee – 2019, Galleria del Circolo Fotografico “Controluce”, Statte (TA)
- conNETc_PROJECT – 2020, Tempio del futuro perduto, Milano
- Pataclick! – 2020, a cura di Carmelo Bongiorno, IM Gallery, Catania
- Bell’Italia – 2020, mostra diffusa, Jesi (AN)
- La forma del luogo – 2020, Chiostro del Convento dei Frati Minori di Santa Maria di Gesù, Catania
- Fotografie per Ferlinghetti – CANE a Coney Island of the Mind – 2021, Centro Internazionale di Fotografia, Palermo
- DONNE – 2021, Centro Internazionale di Fotografia, Palermo
- Cartoline dalle rovine – 2022, Centro Internazionale di Fotografia, Palermo
- D’IO – interpretalo attraverso te stesso – 2022, San Teodoro (SS)
- Donna, vita, libertà – 2022, collettiva online a sostegno delle donne in Iran, a cura di Ilaria Facci
- Agata on the road 2023 – 2023, a cura di Fondazione OELLE, fOn Art Gallery, Catania
- Mito e sicilitudine – 2023, Galleria FIAF “Le Gru”, Valverde (CT)
- Photo Contest 2023 – 2023, Fondazione PG Cinque Cuori, Polizzi Generosa (PA)
- Sulle tracce della VIII Armata Britannica 1943–2023 – Museo dello Sbarco, Le Ciminiere, Catania
- Photo Contest 2024 – 2024, Fondazione PG Cinque Cuori, Polizzi Generosa (PA)
Il progetto fotografico La terza immagine è stato selezionato per l’edizione zero del Castiglion Fiorentino Photo Fest (2022), dal Fondo Malerba per la Fotografia per il Fall Show 2022 e per Scatti Mediterranei (2023). Il progetto Il posto delle fragole è stato esposto al Castiglion Fiorentino Photo Fest 2024.
