etnalife

Trecastagni, balcone dell’Etna

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page
La chiesa Madre di Trecastagni - © pietronicosia.it

La chiesa Madre di Trecastagni – © pietronicosia.it

Trecastagni è un comune della Provincia di Catania, ubicato nel versante sud del Parco dell’Etna. Ha più di diecimila abitanti ed è posto a 586 metri d’altitudine con il suo territorio compreso fra i 430 ed i 1.475 metri s.l.m. È definito “Belvedere dell’Etna”

Centro tipicamente etneo, Trecastagni ha una straordinaria vocazione panoramica che permette di ammirare, spostando di poco lo sguardo, lo Jonio e l’Etna. Il suo centro storico, caratterizzato dalla pietra lavica, è fra i meglio conservati del vulcano. A maggio dedica una grandiosa festa ai Santi Martiri Alfio, Filadelfo Cirino.

NOME. Il toponimo non ha una origine univoca. Tre, in particolare, sono le ipotesi più credibili: “tre castagni” (tres castaneae, tricastagnis o tricastagnus) a indicare la presenza di tre grossi alberi di castagno; oppure “Tres Casti Agni” per la sosta dei tre Santi nel viaggio verso il martirio; ed infine Tria Castra, riferito a tre accampamenti di guerra.

STORIA. Stando ai reperti rinvenuti a Monte Urna e nell’area del Forte Mulino a Vento (urne funerarie, monete, unguentari), il territorio sarebbe stato abitato in epoca romana. Dalla data di fusione impressa sulla campana della chiesa del “Bianco” (1302) si evince che in quell’anno un agglomerato esisteva già. Fino al 1640 fu uno dei casali del bosco etneo; poi, insieme a Pedara e Viagrande, fu ceduto con il titolo “Principe di Trecastagni” al messinese Domenico Di Giovanni. L’erezione a comune è del 1818.

VISITA. Trecastagni mostra il suo centro storico ben conservato, non alterato da abusi architettonici, con i suoi palazzetti gentilizi allineati lungo la via principale e le sue case terrane addossate le une alle altre nei rioni che accoglievano i contadini, accomunati dai colori – giallo, rosa, ruggine o lasciati a crudo – e dall’onnipresente pietra lavica, mattone dell’edilizia tradizionale. La visita ha inizio dall’ingresso in paese provenendo da Catania, in quel tratto in cui la Salita dei Saponari diventa corso Vittorio Emanuele, via nobilitata dalle residenze importanti e impreziosita dalla pietra nera che costituisce le basole che formano un tappeto sulle strade, o che disegna i contorni di stipiti e portali e adorna le facciate con i capitelli e i mascheroni. Ed ancora le terrazze e i balconi che fioriscono nel periodo primaverile.

Superata la chiesa di Sant’Antonio Abate, ben presto si giunge ad uno slargo ad emiciclo da cui inizia la magnifica scalinata monumentale della chiesa Madre intitolata al patrono San Nicola di Bari. Due rampe risalgono il colle dove si erge la chiesa, interrotte da alcune terrazze. Dal sagrato, in cima all’arrampicata, si ammira un ampio panorama sulla costa jonica da Augusta a Taormina sino alla Calabria. Il monumento, che ha una preminente verticalità accentuata dal campanile centrale che svetta verso il cielo, sarebbe dell’ultimo ‘400, o al massimo del primo ‘500. Il progetto iniziale, alla maniera del Brunelleschi (definito dal critico d’arte Stefano Bottari “Il Monumento d’impronta più limpidamente rinascimentale esistente in Sicilia”), è di Domenico Gagini, ma il completamento si deve al figlio Antonello subentratogli alla morte.

La grigia facciata, nel quale spiccano putti e mascheroni grotteschi, è del Sei-Settecento con campanile centrale in pietra bianca, realizzato dopo il crollo del precedente a causa del terremoto del 1693. L’interno, a tre navate, è scandito da colonne in pietra lavica che contrastano con il chiaro degli intonaci. Due archi trionfali delimitano il transetto e dividono la navata centrale dall’abside. Di rilievo gli stucchi della scuola  del Serpotta, l’organo monumentale (1824) opera dell’acese Giovanni Patanè, e l’affresco “Cristo nel Getsemani” attribuito a Paolo Vasta.

Oltre la chiesa della Misericordia, detta del “Bianco”, la più antica del paese, inizia corso Sicilia, in perfetta continuità architettonica con corso Vittorio Emanuele. In via Principe di Giovanni si trova il palazzo del principe in attesa di restauro definitivo. Tornati sul corso si ammira il Teatro Comunale, dalle linee sobrie, inaugurato nel 1880, e la bella Salita di Sant’Antonio, dalla pavimentazione in pietra lavica caratterizzata da due assi centrali su cui incedevano le ruote dei carretti, chiusa dal prospetto del convento dei Padri Minori. L’Etna, adesso, si mostra come quinta scenografica che chiude l’orizzonte sino a piazza Sant’Alfio, dove si erge il Santuario dei Martiri Alfio, Filadelfo e Cirino, completato nel 1593, cuore dei festeggiamenti di maggio. Il campanile, di fattezza gotica-lombarda, è dell’Ottocento. All’interno le statue dorate dei Fratelli Martiri (1715) ed il museo degli ex voto con diversi pezzi del ’700 ed i quadri naif dipinti su tavolette di lamiera.

Da Corso Italia, alle spalle del Santuario, si raggiunge il Convento dei Padri Minori Riformati (1660), dall’aspetto semplice, che ingloba un chiostro quadrato con cisterna al centro. Poco distante l’ampio piazzale Marconi, moderno rispetto al resto del paese, nel quale la pietra nera della pavimentazione è alternata ai decori in pietra bianca. Trecastagni è affascinante anche nei suoi antichi rioni, dove si ammirano le tortuose viuzze spesso in ripido declivio, nelle quali le case di lava sembrano abbracciarsi. Particolarmente amati da pittori e fotografi gli scorci che si aprono nel quartiere Sant’Andrea, raccolto intorno all’omonima chiesa, che rimane in  posizione sottostante rispetto alla matrice. Vicino è l’ex Conservatorio delle Vergini, oggi Collegio Immacolata, d’impianto Settecentesco con torretta-belvedere e annessa chiesa dalla pianta ovale.

DINTORNI. A nord dell’abitato si erge il mulino a vento, edificio conico con iniziale funzione di avvistamento, poi trasformato in mulino. Inumerevoli i motivi di pregio ambientale del territorio. Diversi crateri spenti (i monti San Nicolò, Gorna, Ilice e Cicirello) ospitano vigneti terrazzati ma anche zone boscose in gran parte popolate da castagni, nei quali si snodano i sentieri che raggiungono le vette che dominano la costa jonica. Nella stessa area si trova la Grotta Comune, di origine lavica e ampia circa cinquanta metri quadrati.

FESTE E SAGRE. A maggio Trecastagni celebra i Tre Fratelli Martiri (Sant’Alfio, San Filadelfo e San Cirino) con una grande e partecipata festa, in ricordo del passaggio dei tre giovinetti durante il lungo cammino verso il martirio avvenuto a Lentini. Una festa che, con gli eventi concomitanti, si svolge lungo tutto il mese. Momento clou quello compreso fra il 9 ed il 10 maggio. Durante tutta la notte al Santuario giungono i devoti di Sant’Alfio, detti “nudi” poiché a torno scoperto e con calzoncini bianchi indosso e una fascia rossa a tracolla, e recando sulle spalle i cerei per sciogliere un voto o chiedere una grazia. Giorno 10 mattina all’interno della chiesa avviene la “svelata” dei Santi, a cui segue la processione per le vie del paese. Fra gli eventi collaterali alla festa la Fiera di Sant’Alfio e la sfilata dei carretti siciliani. Il 6 dicembre, in chiesa madre, si celebra il patrono San Nicola a cui è dedicata una festa sobria. Fra ottobre e novembre si svolge la “Festa del castagno”, sagra dei prodotti tipici locali.

PRODOTTI TIPICI. Le vigne che caratterizzano il territorio comunale, soprattutto in forma terrazzata su Monte Gorna, regalano il prodotto per eccellenza: il vino impreziosito da un terreno vulcanico ricco di minerali e che consente i sapori unici dei DOC Etna Rosso ed Etna Bianco.

(Ultimo aggiornamento ottobre 2014)

Archivi