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Scopriamo Zafferana, la “Perla dell’Etna”

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La chiesa madre e uno dei lampioni della scalinata liberty - © pietronicosia.it

La chiesa madre di Zafferana e uno dei lampioni della scalinata liberty – © pietronicosia.it

Zafferana Etnea è un comune della Provincia di Catania, ubicato nel versante est del Parco dell’Etna. Ha oltre novemila abitanti e il suo territorio è compreso fra i 350 metri sul livello del mare e la vetta. È definito “Perla dell’Etna”.

Con il suo territorio che ingloba uno dei luoghi più affascinanti dell’Etna, la Valle del Bove, Zafferana rappresenta uno dei pilastri dell’area protetta. Il comune, disteso sul versante orientale, ha una data di fondazione ben precisa, il 21 settembre 1826, giorno in cui un decreto di Francesco I di Borbone stabilì l’accorpamento di diverse borgate appartenenti a differenti comuni: Zafarana, Ballo, Cancelliere, Rocca d’Api, Sarro, Pisano, Fleri. Su tutte s’impose Zafarana, poi Zafferana a cui s’aggiunse Etnea.

Nel periodo romano il territorio era attraversato da un asse viario collinare, alternativo alla via Consolare Valeria che costeggiava lo Jonio, che collegava Taormina (Tauromenium) e Katane (Catania ), di cui si conserva un tratto in contrada Dagalone. Nel periodo medievale, in quella che è l’odierna Valle San Giacomo, venne fondato il Priorato di San Giacomo, monastero benedettino con annessa chiesa dedicata al Santo, probabilmente andati distrutti a causa del terremoto del 1693.

Il toponimo non ha origini certe. Una maggioranza propende per il termine arabo “Zaufanah” , “giallo”, dal colore dello zafferano un tempo coltivato abbondantemente, su cui sembra mettere il sigillo il vaso con i fiori della pianta ritratto nel dipinto della Madonna della Provvidenza di Giuseppe Rapisardi, custodito in chiesa madre. La storia di Zafferana è indissolubilmente legata al vulcano e ai fenomeni naturali che hanno interessato il versante orientale: terremoti ed eruzioni ne hanno segnato i destini, ai quali i zafferanesi, in maniera non dissimile da tutti gli etnei, hanno sempre opposto la fede ed i propri protettori.

Cuore della città è l’ampia piazza Umberto, luogo caro a tanti scrittori. Dapprima Capuana e Verga, poi De Roberto sino a Vitaliano Brancati che, più d’ogni altro, legò il suo nome a quello di Zafferana, che descrisse in “Paolo il Caldo”. Il “Premio Letterario Brancati”, istituito nel 1967 per ricordare il grande scrittore, suggellò il rapporto fra la città e la cultura, accogliendo il fior fiore di intellettuali: Pasolini, Moravia, Maraini, Sciascia, Ezra Pound, solo per citarne qualcuno.

E in piazza Umberto ci si continua ad incontrare e ci si continua a sedere ai tavolini dei bar, a colazione con una granita, per sorseggiare un latte di mandorla, o per cenare con una siciliana tuma e acciughe, pizza che ebbe i suoi natali proprio qui. La creatività dei pasticcieri zafferanesi partorì pure il biscotto “sciatore”, ricoperto di cioccolato, nato con l’idea di offrire un biscotto energetico a chi andava sugli sci e si fermava per la colazione, ma anche le sottili e dolcissime “foglie da tè” che accompagnano il più classico dei riti british.

Il belvedere, all’estremità della piazza, palesa la straordinaria posizione paesaggistica del comune: ci si tuffa nello Jonio e si risale con lo sguardo la linea di costa dal siracusano al messinese e oltre, scorgendo le coste calabresi. In posizione sottostante i giardini dal disegno geometrico con una fontana artistica al centro. Dalla piazza si contempla uno scorcio di Etna che svetta alle spalle della matrice, i cui campanili simmetrici hanno come quinta scenografica i crateri sommitali. La chiesa, dal prospetto barocco in pietra bianca e intitolata alla Madonna della Provvidenza, nel suo aspetto odierno è frutto di diverse ristrutturazioni. L’interno, a tre navate, custodisce opere di grande interesse, fra le quali il quadro di Rapisardi e la pala d’altare di Sciuti “San Giuseppe col Bambino”.

Sul suo fianco si scorge il Palazzo Comunale, a cui sembra far da scalone monumentale la doppia gradinata liberty con quattro statue ai lati e, in mezzo, il busto di Giuseppe Sciuti (apprezzato pittore dell’800 natìo proprio di Zafferana Etnea). In realtà la scala permette di spostarsi sul piano stradale più alto.
Procedendo lungo via Roma si percorre il centro della cittadina, caratterizzato dai palazzetti, dalle botteghe di prodotti tipici etnei e di souvenir, da boutiques e locali. Il vicino Parco Comunale, caratterizzato da alberi secolari d’alto fusto, ha l’aspetto del giardino gentilizio settecentesco, con specie non solo endemiche, fra le quali si notano camelie, magnolie e ortensie. All’interno la palazzina liberty “Villa Anna”, ed i vialetti che scoprono pergolati, gazebi e statue.

La visita riprende lungo via Garibaldi, su cui si osserva il prospetto della chiesa Madonna delle Grazie (in stile liberty), e tramite la quale si rientra in piazza Umberto. All’inizio dell’abitato si trova l’altarino dedicato alla Madonna della Provvidenza, edificato per ricordare un prodigio. Secondo la tradizione, infatti, nel 1792 il simulacro della Vergine, condotto in prossimità di un fronte lavico che minacciava ormai da vicino la città, arrestò il fiume di fuoco facendo gridare al miracolo.

Da Zafferana dipendono diverse frazioni, fra cui Fleri, dove si ammira la chiesa della Madonna del Rosario distrutta dal sisma dell’84, della quale si mantiene la facciata esterna originaria, affiancata ad una nuova chiesa ricca di simbolismi; e Pisano con la chiesa di San Giuseppe, in stile romanico-lombardo, ed una cisterna ottagonale. Straordinario il contesto naturalistico attorno Zafferana che include la Valle del Bove, museo a cielo aperto dell’Etna; e Val Calanna, un tempo fertile pometo, oggi solo una distesa di lave nere dopo l’eruzione del 1992 che ne cambiò l’aspetto.

Il territorio include alcuni itinerari particolarmente significativi: la Schiena dell’Asino e Monte Zoccolaro da cui si ammira la Valle del Bove. Meritano una visita anche la Scalazza, un tempo l’unica via di collegamento da Zafferana per i pometi di Cassone, e l’Ilice di Carrinu (o di Carlino) leccio plurisecolare fra gli alberi più vecchi dell’Etna.
Fra le manifestazioni che si svolgono nel corso dell’anno: l’Ottobrata, il Premio Letterario Brancati Zafferana, la rassegna estiva Etna in Scena. Fra i prodotti tipici, l’uva da vino, le mele, le nocciole e, soprattutto, il prelibato miele.

(Ultimo aggiornamento ottobre 2014)

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