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Alla scoperta di Maletto, il gigante dell’Etna

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Maletto e l'Etna - © pietronicosia.it

Maletto e l’Etna – © pietronicosia.it

Posto a quasi mille metri d’altitudine, il piccolo comune ha un territorio naturale inalterato, per gran parte ricadente nei confini del parco

Con i suoi 960 metri sul livello del mare, Maletto è il comune posto più in alto in provincia di Catania. Le origini del nome rimandano ad una leggenda che narra della principessa Maretta e del suo castello, costruito su uno sperone roccioso, nel quale offriva riparo ad una banda di briganti, di cui lei era a capo, dopo le razzie per le campagne circostanti. Secondo la tradizione a fondare il comune furono proprio quei briganti.

La storia ufficiale, invece, parla di Manfredi Maletta, signore del maniero (una torre fortificata) e del feudo, che ebbe un ruolo importante nel corso dei Vespri Siciliani, difendendo Randazzo dagli Angioini. In seguito il feudo passò alla famiglia Spadafora. Nel ‘600 attorno alla rupe e alla chiesa di San Michele, la più antica giunta a noi, iniziò l’espansione del borgo.

Oggi il piccolo comune, poco più di quattromila abitanti, è un tranquillo centro di montagna che ha imposto il suo nome nella produzione delle fragole (la rinomata sagra si svolge in primavera), e per i vasti boschi che insistono nel comprensorio etneo. E la natura è uno degli elementi che caratterizzano maggiormente il territorio, il 90% del quale ricade nell’area del Parco dell’Etna. Alcuni autorevoli naturalisti hanno constatato che il versante montano malettese è ancora integro e rappresenta la natura così com’era, senza alcuna alterazione da parte della mano dell’uomo. D’altronde, nel Bosco di Maletto continua a vivere indisturbato il gatto selvatico, l’unico felino selvatico del parco.

Maletto si visita a piedi, per meglio assaporarne i ritmi lenti che scandiscono la vita fra le sue viuzze e le sue piazzette. Da non perdere la scenografica chiesa Madre, dedicata ai Sacratissimi Cuori di Gesù e Maria, del XIX secolo, il cui prospetto è preceduto da una scalinata in pietra lavica; la chiesa di Sant’Antonio di Padova, del 1785, dedicata al patrono a cui è legato l’aneddoto del ritrovamento di una effige abbandonata dai brontesi in fuga per un’eruzione; la chiesa di San Michele, del XVI secolo, risalente al primo centro urbano, annessa al palazzo degli Spadafora. Nel punto più alto si trovano i resti del castello e l’antica area medievale.

A metà settembre Maletto celebra il Santo Patrono, Sant’Antonio di Padova.

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