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Alla scoperta di Biancavilla

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Biancavilla, la Basilica Santa Maria dell'Elemosina e piazza Roma - © pietronicosia.it

Biancavilla, la Basilica Santa Maria dell’Elemosina e piazza Roma – © pietronicosia.it

Sospesa fra il vulcano e gli agrumeti della Piana di Catania, è una delle terre siciliane d’Albania, impreziosita da Sada e Tamo da Brescia

Se Biancavilla, comune del versante sud-occidentale dell’Etna, oggi non appartiene più alla tradizione arbëreshe, quella degli albanesi d’Italia, lo deve in gran parte all’Etna che, con la devastante eruzione del 1669, innescò la fuga delle popolazioni di quei comuni investiti dalle lave che si accasarono nei centri più vicini risparmiati dai torrenti di fuoco. E Biancavilla fu una delle mete per migliaia di famiglie sfollate che qui decisero di stabilirsi.

Da quel momento in poi i nuovi innesti nella popolazione superarono gli eredi degli esuli albanesi i quali, sul finire del 1400, come narra la tradizione, si erano insediati nella Terra di Callicari, portando dai luoghi d’origine pochi ma preziosissimi oggetti, fra cui una icona bizantina della Madonna dell’Elemosina, ancora oggi particolarmente venerata dai biancavillesi, custodita in chiesa madre.

Biancavilla, a cinquecento metri d’altezza, è distesa su un altopiano di natura lavica affacciato sulla Valle del Simeto, dal quale domina l’Etna e la Piana di Catania.
Il cuore della cittadina, a cui si accede dal corso principale, via Vittorio Emanuele, è piazza Roma, nella quale campeggiano i monumenti più importanti.

La matrice, la Basilica Collegiata Santa Maria dell’Elemosina, accesso dall’adiacente piazza Collegiata, mostra una bella facciata opera dell’architetto milanese Carlo Sada, autore fra l’altro del Teatro Massimo “Bellini” di Catania, riuscito ad armonizzare nel barocco l’antico e il nuovo prospetto. Di Sada anche il campanile, a tre ordini, con cuspide ellissoidale ricoperta da tegole piane in ceramica verdi e oro. Di rilievo, all’interno, la cappella di San Placido affrescata da Tamo da Brescia, che operò a Biancavilla fra il 1722 ed il 1731, e la cappella di Santa Maria dell’Elemosina, che mostra l’antica icona bizantina di Maria.

In piazza Roma si affacciano alcuni palazzetti gentilizi e la chiesa del Rosario, anch’essa opera del Sada, dalla facciata barocca con possenti colonna in pietra calcare e la statua della Madonna del Rosario in posizione dominante.

Da non perdere le chiese dell’Annunziata, prospetto di Sada e, all’interno, gli affreschi di Tamo da Brescia, e della Mercede, anch’essa con opere dello stesso pittore.
Girovagare per le viuzze del centro storico consente di scoprire alcuni scorci splendidi impreziositi dalla pietra lavica che segna il basolato, gli stipiti e i portali.

Merita attenzione anche il centro culturale Polivalente “Villa delle Favare” che ospita il Fondo “Bruno”, l’archivio dell’intellettuale biancavillese Antonio Bruno, unica testimonianza della stagione futurista in Sicilia, ed il “Museo del Disegno Satirico” con le opere di Giuseppe Coco, vignettista biancavillese fra i disegnatori italiani più celebri al mondo.
Giungendo a Biancavilla dalla statale 284, all’altezza dello svincolo in ingresso in città non passa inosservato un canyon (“Vallone Sommacco”) dalle pareti rossastre di origine piroclastica. Si tratta di un deposito lavico nato circa quindicimila anni fa, “Ignimbrite di Biancavilla-Montalto”, formato da colate di fango liberate da improvvise riprese dell’attività eruttiva.

Per chi si reca in visita a Biancavilla segnaliamo a fine agosto la Grande Festa Estiva in onore della Madonna dell’Elemosina e, a inizio ottobre, le celebrazioni patronali in onore di San Placido, della Madonna dell’Elemosina e di San Zenone.

(29 agosto 2014)

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