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Randazzo, l’imperatrice

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Randazzo, la Basilica di Santa Maria - © pietronicosia.it

Randazzo, la Basilica di Santa Maria – © pietronicosia.it

Randazzo è un comune della Provincia di Catania, ubicato nel versante nord del Parco dell’Etna. Ha undicimila abitanti circa ed è posto a 754 metri d’altitudine con il suo territorio compreso fra i 281 (enclave di Spanò) ed i 3.230 metri s.l.m.

È uno dei pochi comuni italiani che concede il proprio territorio a tre aree protette: Parco dell’Etna, Parco dei Nebrodi e Parco Fluviale dell’Alcantara. Insieme a una natura magnifica, Randazzo presenta testimonianze storiche di grande valore e una grande vocazione paesaggistica: si affaccia sulla Valle dell’Alcantara e ha l’Etna come quinta naturale. Di aspetto medievale, venne fortificata dai normanni e mostra ancora oggi la forma tripartita dei suoi antichi quartieri: latino, lombardo e greco. Vi soggiornarono re e regine, fra cui Carlo V.

NOME. Sono almeno tre le ipotesi prese in considerazione per spiegare il toponimo. Basandosi sulla prima, nascerebbe dalla cittadina di fondazione greca Triracia, distrutta da Roma poi ricostruita da Ottaviano, con il nome che, per effetto di corruzione fonetica, muta da Triracium a Rinacium, poi Ranacium sino a Randacium-Randazzo. La seconda ipotesi convoglia al governatore bizantino di Taormina Rendakes (o Randas), mentre la terza confluisce verso il termine dialettale “rannazzu”, ovvero molto grande.

STORIA. I reperti archeologici rinvenuti in diverse località, soprattutto verso l’Alcantara, testimoniano la presenza nel territorio di popoli greci ben amalgamati con le popolazioni locali. Nel periodo bizantino piccoli villaggi rurali s’insediarono attorno alle cube, nelle quali si praticava un cristianesimo di rito greco-ortodosso. L’odierna cittadina si sviluppa solo nel Medioevo quando i normanni, dopo aver scacciato gli arabi, fortificarono il “Bauzu” , il costone roccioso su cui Randazzo si estende, per sfruttarne l’importanza strategica: al centro del Val Demone, sopraelevata rispetto all’Alcantara, protetta dall’Etna.
La città nacque tripartita con ogni gruppo raccolto attorno al proprio campanile: i normanni, detti “latini”, che edificarono la chiesa di Santa Maria; i lombardi del Monferrato, che innalzarono il tempio di San Martino; ed i greci, di rito greco-ortodosso, che costruirono la chiesa di San Nicolò.

I secoli successivi furono di grande splendore. Qui trascorsero lunghi periodi Federico II, Pietro III d’Aragona, Federico II d’Aragona, la Regina Bianca di Navarra. L’ultimo dei regnanti che Randazzo accolse, il 18 ottobre 1535, fu Carlo V. La tradizione narra che dalla finestra del Palazzo Reale, dinanzi alla folla che lo acclamava, l’imperatore esclamò: “Siete tutti cavalieri”. Quando andò via, in segno di rispetto quella finestra venne murata. Fu l’apice della storia di Randazzo per la quale, in seguito, si aprirono secoli di declino, anche a causa di disastri naturali, come l’eruzione del 1536 o la peste, e disastri umani, come i bombardamenti del ’43 che cancellarono gran parte delle antiche abitazioni con tutto il corredo d’arte che contenevano.

VISITA. Il percorso di visita inizia da Porta Aragonese, il cui nome è legato allo stemma di Pietro d’Aragona che vi campeggia. È una delle quattro porte sopravvissute su dodici (le altre sono Porta San Martino, Porta Pugliese e Porta San Giuseppe) che, insieme ai pochi tratti di mura restanti e al Castello Svevo, torre superstite su dodici, testimonia la fortificazione medievale.

Percorrendo via Duca degli Abruzzi ben presto si scorgono le poderose absidi a forma di torrioni merlati di Santa Maria. A pochi passi il belvedere sull’Alcantara, dal quale si ammirano due degli elementi naturali che caratterizzano il territorio (il terzo è l’Etna): il fiume che scorre fra lave e argille e i Nebrodi che svettano oltre il suo letto.

In piazza Santa Maria, cuore della cittadina, s’innalza la Basilica di Santa Maria, edificata in conci di pietra lavica e risultanza di un armonico miscuglio di diversi stili architettonici, a partire dal tredicesimo secolo, accomunati dal contrasto fra pietra bianca e pietra nera. Al centro della facciata spicca il campanile cuspidato proteso verso il cielo, che mostra diversi elementi architettonici, dalla cui base si accede in chiesa. I prospetti laterali sono impreziositi da due portali quattrocenteschi: maestoso quello sul fianco destro. Le tre navate sono divise da una serie di colonne monolitiche di pietra lavica. L’opera maggiore custodita nel tempio è “Salvezza di Randazzo”, di Girolamo Alibrandi, noto come Raffaello da Messina, nella quale la Madonna salva la città dalla lava. Di rilievo diverse tele di Giuseppe Velasques, un Crocifisso ligneo di Fra’ Umile da Petralia e l’affresco bizantino della Madonna del Pileri, legato ad una leggenda, secondo la quale un pastorello ritrovò dinanzi all’icona una fiammella lasciata accesa un secolo prima dai fedeli in fuga a causa delle persecuzioni.

Tramite via Umberto si giunge in piazza Municipio nella quale risalta, in posizione leggermente sopraelevata, il Palazzo di Città ospitato nel restaurato ex convento dei Frati Minori, il cui prospetto principale, ben integrato al complesso, è stato rifatto in pietra lavica dopo la distruzione della chiesa di San Francesco causata dai bombardamenti. All’interno un chiostro con cisterna al centro.
Da via Umberto, sempre all’altezza di piazza Municipio, si accede nell’incantevole via degli Archi, caratterizzata da un acciottolato in pietra lavica, quattro arcate a sesto acuto e una bifora, che rappresenta l’ammaliante transito verso San Nicolò. La chiesa del quartiere greco ha un aspetto tardo-rinascimentale ed il campanile incompleto. All’interno una statua di San Nicola in marmo opera di Antonello Gagini. Nella piazza antistante campeggia la statua di Piracmone, detta pure di “Randazzo vecchio”.

Imboccando via Duca degli Abruzzi si scorge subito Palazzo Clarentano (1509) con portale ad arco a sesto ribassato e due finestre in arenaria scolpita; al primo piano tre bifore con colonnina in marmo. Si prosegue per un centinaio di metri sino a svoltare per via dell’Agonia, quindi via Santa Caterinella sino a piazza Maganugo dalla quale si ammira la Valle dell’Alcantara. Qui si è già nel quartiere San Martino con tutto il suo corredo medievale di viuzze caratterizzate da archi, bifore e cortiletti che sembrano aver quasi fermato il tempo. Nella vicina via dell’Orto si trova un portale con stemma nobiliare oltre cui due piccoli cortili, di cui uno con cisterna centrale in pomice scolpita.

Dalla stradina posta frontalmente al portone, si raggiunge via Umberto all’altezza del Palazzo Reale, residenza che diede ospitalità ai re e alle regine che soggiornarono a Randazzo. Dell’antico edificio resta l’esterno del primo piano in pietra bianca e nera, con due bifore e una finestrella centrale. Sul prospetto laterale si nota la finestra “accecata” in onore di Carlo V.
Ormai vicina è la chiesa di San Martino, dalla facciata tardo-rinascimentale, ma con il campanile fedele alle origini duecentesche, che lo storico dell’Arte Enzo Maganuco definì “Il più bel campanile di Sicilia”. Anche questa straordinaria opera vede l’alternarsi della pietra bianca e della pietra nera, su tre ordini nei quali risaltano bifore e trifore. Da San Martino si scorge il Castello Svevo, l’unica torre che ha attraversato indenne i secoli, dal prospetto possente con la merlatura che caratterizza il torrione e l’aquila sveva sul portale d’ingresso. In passato venne utilizzato come carcere; oggi è sede museale.
Via Umberto si conclude a Porta San Martino addossata ad un tratto, ben conservato, delle vecchie mura. Oltre, si scorge la scalinata del Convento dei Cappuccini che permette di racchiudere in un unico sguardo la città storica, affacciata sull’Alcantara.

DINTORNI. Poco fuori Randazzo, sulla statale 120 in direzione Maletto, si trova il piccolo borgo rurale di Murazzorotto, caratterizzato da fabbricati a una sola elevazione in pietra lavica a secco, costruiti per il ricovero delle bestie, dopo l’eruzione del 1536 che danneggiò seriamente l’abitato, e che rese intollerabile la presenza degli animali nel perimetro urbano. Si tratta di un egregio esempio di architettura tipica etnea.Una delle caratteristiche di Randazzo è quella di possedere un’enclave di quasi quattromila ettari all’interno del territorio di Bronte: l’isola amministrativa di Spanò, fra il Simeto e il Fiume di Sotto di Troina, dove sorgono il Castello di Spanò, detto anche Castelluzzo, e un edificio sacro costruiti su uno sperone di roccia calcarea.Nel territorio anche il Lago Gurrida, unico invaso naturale nel territorio del Parco dell’Etna, e il Lago Trearie, sul versante dei Nebrodi, che con i suoi 1.500 metri sul livello del mare è il lago più alto della Sicilia.

FESTE E SAGRE. La festa più importante è la Madonna Assunta, compatrona di Randazzo insieme a San Giuseppe, che si celebra il 15 agosto, con la tradizionale processione della “Vara”, preceduta, il giorno prima, dalla processione del simulacro della Madonna Dormiente. La Vara è un fercolo maestoso alto circa venti metri, posto su ruote e trainato da funi, con diversi piani rotanti sui quali prendono posto circa trenta figuranti, scelti fra giovani e giovanissimi di Randazzo, che rappresentano i Misteri della Dormizione, dell’Assunzione e dell’Incoronazione della Vergine Maria. L’altro evento di rilievo, sempre di natura religiosa, è la Settimana Santa, con un ciclo di riti e processioni, da lunedì a venerdì, che vedono protagoniste le quattro confraternite cittadine.

PRODOTTI TIPICI. Le attività prevalenti di Randazzo sono legate alla terra: agricoltura, commercio dei prodotti agricoli e allevamento. Di rilievo è la viticoltura, in un’area geografica dove le condizioni spesso diventano estreme, che dà vita a vini di ottima qualità. Fra i prodotti tipici anche i formaggi. Fra i dolci segnaliamo il dolce natalizio randazzese tipico, il “Tirrimulliru”, che si prepara con vino cotto e frutta secca. Un dolce tradizionale preparato in casa e al quale, da quest’anno, viene dedicata una sagra.

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