etnalife

Ragalna terrazza dell’Etna

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this pageEmail this to someone
ragalna

La chiesa madre di Ragalna, Maria Santissima del Carmelo – © pietronicosia.it

Ragalna è un comune della Provincia di Catania, ubicato nel versante ovest del Parco dell’Etna. Ha circa 3.700 abitanti ed è posto a 830 metri d’altitudine con il suo territorio compreso fra i 438 ed i 2.845 metri s.l.m. È definito la terrazza dell’Etna

Un triangolo che chiude il suo vertice poco sotto i crateri sommitali e che ingloba coltivazioni, boschi e aree desertiche con un centro abitato allungato dalle prime colline a mille metri. Ragalna, comune più giovane del parco nato nel 1985, è un centro essenzialmente di villeggiatura che, nella bella stagione, quintuplica la sua popolazione.

NOME. Di “Rechalena”, prima borgata di cui giunge notizia, non si conoscono con precisione le origini etimologiche. Qualcuno ne ha ipotizzato una derivazione indiana, ma il cerchio, anche sulla base del termine dialettale “Rahànna”, sembra restringersi su tre soluzioni.
Origine greca: da “Rago logos” derivante da “ Raxlégo” (raccoglitore di uva); oppure da “Ra” (radice medicamentosa) e galàna o galéne (che calma), riferito ad una pianta che dona sollievo o a una località tranquilla.
Origine latina: dal verbo “recaleo” (continuamente caldo) riferito alle eruzioni dell’Etna.
Origine araba: composizione della parola “Rahal” (casale) accostata a una moltitudine di parole fra le quali “etna” di cui resterebbe solo la sillaba finale “na” (Casale dell’Etna); e con lo stesso procedimento “Anna” (Casale  di Anna o Casale antico) e “nanna” (Casale della nonna o della nutrice); sino a “Nave”, ma con perdita dell’ultima sillaba (Casale della Nave), da contrada Serra La Nave dalla quale si estraeva il legno di pino per costruire le imbarcazioni.

STORIA. Di Rechalena si ha notizia dal periodo normanno in poi da documenti relativi alla donazione di terre al Monastero di San Leone di Pannacchio, avvenuta nel 1136, da parte di Enrico, Conte di Policastro e Signore di Paternò. Dopo il Medioevo passò alla famiglia Moncada. Fra le tante eruzioni che sconvolsero il territorio si ricorda quella del 1780 che, secondo la tradizione, venne fermata dalle reliquie di Santa Barbara condotte in processione sino in contrada Eredità, dove era giunto il braccio di lava più avanzato. Il 1985 è la data storica per la cittadina che, da frazione di villeggiatura di Paternò, diventa comune autonomo.

VISITA. Iniziando a scoprire il comune provenendo da Paternò, si evidenzia sin da subito la struttura allungata dell’abitato con le case che si susseguono senza soluzione di continuità dai 600 ai mille metri di piazza Rocca. La mancanza di un centro storico ampio e antico (l’attuale, attorno a piazza Cisterna, è piccolo e recente), sommata ad una urbanizzazione avvenuta in prossimità delle principali vie di comunicazione, rendono Ragalna differente dagli altri centri etnei.

Il primo monumento che si mostra è la chiesa di Santa Barbara, affacciata sull’omonima piazza, risalente agli anni Venti, in stile neoromanico, con un rosone centrale e due bifore simmetriche ai lati. L’ascesa prosegue per via Paternò costeggiando le case della cittadina, molte in architettura tipica etnea a una sola elevazione, o ad un piano, in cui spicca la pietra lavica come mattone di costruzione, come stipite o portale. Case dai colori dell’edilizia tradizionale, nei quali emerge il nero della pietra accostato al rossiccio della ghiara o al grigio dell’azolo (terriccio lavico); oppure il giallo e il rosa degli intonaci con i tetti a punta fasciati dai coppi, i balconcini che si affacciano sulla strada ingentiliti dai gerani.

Subito dopo  l’edificio comunale, di recente edificazione, si scorge l’ampio complesso del Palmento Arena, un tempo fabbricato rurale per la viticoltura, oggi museo ed enoteca oltre cui si ammirano alcune ville gentilizie. Piazza Cisterna è il cuore pulsante della cittadina, particolarmente animato nelle sere d’estate. Il nome si deve ad uno dei tanti serbatoi di raccolta delle acque piovane utilizzati per rifornire gli abitanti, presenti nel territorio. La piazza, in leggero declivio, ha il suo centro di interesse nella chiesa madre Maria Santissima del Carmelo, dedicata alla patrona, che mostra una facciata semplice a capanna, con alcuni gradini in pietra lavica ed il campanile in stile gotico. All’interno, l’altare maggiore è in marmo policromo.

La visita ha il suo epilogo ai mille metri della verde piazza Rocca, dove l’abitato ha la sue naturale conclusione. A pochi metri la Chiesa di S.Giovanni Bosco, con l’altare in legno scolpito e dipinto. Nella vicina via Cutore Rizzo si trova la Cisterna della Regina voluta, o ricostruita, secondo la tradizione, da Eleonora d’Angiò, moglie del Re Federico III di Sicilia.

DINTORNI. L’ambiente che circonda la cittadina è stupefacente. Il territorio ha una naturale vocazione agricola: in pratica ogni tipo di coltivazione trova un habitat ideale. Ragalna è soprattutto ulivi e viti, ma anche frutteti e castagneti, mentre la parte più alta è contraddistinta dai boschi. Il territorio ingloba parte del Demanio Filiciusa Milia, da cui origina la Pista Altomontana nel versante sud, e la Pineta di Serra la Nave; qui, a Piano Vetore, a 1.700 metri d’altitudine, si trova la chiesetta montana della Madonna delle Nevi, l’Osservatorio Astrofisico “Mario Girolamo Fracastoro” e la Grotta di Santa Barbara.

Altra grotta interessante è la “Grotta Catanese”, anche se in realtà si tratta di due cavità gemelle note come “Catanese I” e “Catanese II”, uno dei più grandi tunnel di scorrimento lavico dell’Etna, che si trova a nord-ovest dell’abitato a ridosso di via Cavalieri. Il vertice di quel triangolo che è il territorio, è chiuso dalla vetta di Monte Frumento Supino, a 2.845 metri sul livello del mare, guardato a vista dai crateri sommitali.

FESTE E SAGRE. L’ultima domenica, e successivo lunedì, di settembre si celebra la festa patronale in onore della Madonna del Carmelo, che rappresenta il momento di chiusura della villeggiatura, con il ritorno nelle città d’origine. Particolarmente sentita anche la festa di Santa Barbara che si celebra il 4 dicembre. Fra ottobre e novembre si svolge “Autunno Ragalnese” con diversi appuntamenti nei week-end dedicati agli artigiani e ai gusti dell’Etna, fra cui la storica sagra “Salsiccia, caliceddi e vino”.

PRODOTTI TIPICI.  L’attività agricola ha rappresentato, per secoli, per i ragalnesi la principale fonte di reddito. Fra i prodotti principali le olive, soprattutto della qualità “Nocellara dell’Etna” dalle quali prende corpo l’olio oliva D.O.P. “Monte Etna”; ed ancora l’uva da vino, i fichidindia, le pere, le mele, le mandorle.

(Ultimo aggiornamento novembre 2014)

Tagged with:

Archivi