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Belpasso, la scacchiera dell’Etna

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Belpasso, piazza Duomo e la chiesa Madre dedicata all'Immacolata - © pietronicosia.it

Belpasso, piazza Duomo e la chiesa Madre dedicata all’Immacolata – © pietronicosia.it

Belpasso è un comune della Provincia di Catania, ubicato nel versante sud del Parco dell’Etna. Ha quasi ventottomila abitanti ed è posto a 551 metri d’altitudine con il suo territorio compreso fra i 18 ed i 3.300 metri s.l.m. È definito “La Scacchiera dell’Etna”

NOME. Il toponimo originario di “Malupassu” potrebbe derivare dalle caratteristiche della zona in cui l’antico casale si estendeva: “malu” (pericoloso o disagevole) e “passu” zona di frequente transito, dunque luogo di passaggio non agevole. “Malu” potrebbe, tuttavia, riferirsi anche a “mele” o “miele” con il significato di “sentiero delle mele”. Dopo le ripetute distruzioni subite nel diciassettesimo secolo, venne rifondata dapprima come Stella Aragona e poi con il beneaugurante nome di Belpasso.

STORIA. Le tracce di frequentazione preistorica e i resti di monumenti romani (acquedotti e ponti) testimoniano un’antica presenza dell’uomo nel territorio di Belpasso. Le prime notizie certe che giungono a noi, documentano che nel Medioevo (XII, XIII secolo) Malpasso si lega a Federico II D’Aragona e alla moglie Eleonora D’Angiò, che vi soggiornano lungamente. Eleonora D’Angiò si ritirò nella sua residenza di Malpasso (di cui ci giungono alcuni resti) nel quartiere Guardia, incantata dai boschi e dalla tranquillità dei luoghi che ben si conciliavano con la sua vita contemplativa. La regina morì nel Monastero Benedettino di San Nicolò l’Arena a Nicolosi nel 1343. Nel 1636 Malpasso ottenne l’autonomia da Paternò. Trent’anni dopo (1669) avvenne la devastante eruzione dell’Etna che la cancellò del tutto. Ricostruita a valle, nell’odierna Valcorrente, col toponimo di Fenicia Moncada (dall’araba fenice, che si rigenera dalle sue ceneri, e dalla famiglia Moncada), subì la furia del terremoto del 1693. La nuova ricostruzione avvenne in zona San Nicola, adiacente all’abitato di Stella Aragona costruita dopo l’eruzione del 1669, con il toponimo di Belpasso e con il tracciato a scacchiera, ideato da mastro Michele Cazzetta per una difesa più efficace dal sisma.

VISITA. La visita inizia da piazza Duomo, dalla pavimentazione bicroma con tre eleganti disegni, chiusa dalla quinta scenografica della chiesa Madre, intitolata all’Immacolata, edificata su progetto dell’architetto Bellia e rappresentativa di quel ‘700 che vide fiorire l’architettura tardobarocca post-terremoto e, soprattutto, l’estro di Giovan Battista Vaccarini. Il prospetto, simile a quello di tanti altri comuni etnei, ha la facciata grigia e un unico campanile barocco che accoglie il campanone di Santa Lucia, realizzato nel 1815, il più grande della Sicilia con le sue otto tonnellate di peso di oro, argento e bronzo. L’interno, a tre navate, custodisce le opere d’arte provenienti dai siti precedenti scampati a eruzione e terremoto, fra cui il simulacro di Santa Lucia, un Crocifisso ligneo di fine Cinquecento, e diverse tele del Cinque-seicento. In piazza Duomo si affaccia anche Palazzo Scrofani, con la balconata in ferro battuto e un portale in pietra lavica.

Si prosegue per via Roma, la strada principale, unica del nuovo abitato non denominata retta o traversa, e si continua attraversando la “scacchiera” con le strade che s’intersecano ad ogni isolato, con gli ampi marciapiedi e in un contorno caratterizzato dall’onnipresente pietra lavica. Vicino è il maestoso Palazzo Bufali, dal prospetto terrazzato per abbattere la pendenza, dall’evidente architettura barocca, con i mascheroni grotteschi che lo adornano, il balcone angolare alla maniera del Vaccarini e un imponente portale. L’edificio di fronte accoglie il Teatro “La Fenice”. L’orizzonte è chiuso dagli alberi d’alto fusto del giardino pubblico e dalla chiesa del vecchio convento.
Tramite via XIX Traversa si giunge in piazza Dante dove si scorgono la chiesa di Cristo Re, in cima ad una scalinata,  e l’imponente Palazzo Lombardo. La II Retta Levante raggiunge piazza Municipio e il Giardino Pubblico intitolato al grande commediografo Nino Martoglio, originario di Belpasso. In esso i busti dei suoi cittadini illustri: lo stesso Martoglio e lo scrittore e commediografo Antonino Russo Giusti. Il lato nord è chiuso dal prospetto del monastero dei Padri Riformati, oggi Palazzo Comunale, con l’adiacente chiesa di Sant’Antonio da Padova che appartiene all’ex  convento dei Frati Zoccolanti di San Francesco. Anch’essa è grigia con elementi decorativi in pietra lavica.

Da qui in poi la strada principale diventa via Vittorio Emanuele e insiste nel vecchio abitato di Stella Aragona, oggi Borrello frazione di Belpasso. Man mano che si procede si ammirano le chiese di San Rocco e di San Giuseppe. Tramite via Rodi si raggiunge la chiesa di Sant’Anna, dalla semplice facciata rustica e in pietra lavica. Via Vittorio Emanuele si conclude in piazza Stella Aragona, il cuore di Borrello, dove si erge la chiesa di Santa Maria della Guardia (del ‘700), chiaramente barocca, ma dal prospetto chiaro e con elementi in pietra bianca, annunciata da una scalinata in pietra lavica. Custodisce al suo interno il simulacro d’argento della Madonna della Guardia.
Merita una visita anche la parte bassa del paese, il quartiere di Sant’Antonio, all’inizio di via Roma. Qui si trova la chiesa più antica di Belpasso, Sant’Antonio Abate, la prima ad essere conclusa, nel ‘700, dopo il terremoto. Nel quartiere anche due residenze liberty, Palazzo Spampinato e Casa Marletta. Proseguendo per via Roma, prima del Duomo, si giunge in piazza Umberto dalla forma circolare che conserva soltanto uno dei quattro lati originari, gli altri, purtroppo, sono stati demoliti e ricostruiti con strutture moderne. Tramite via XII Traversa si raggiunge il Teatro Comunale “Nino Martoglio” in stile neoclassico e risalente alla fine dell’800, che mostra la facciata in pietra bianca, progettata da Giuseppe Nicotra Davilla.

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